Fratello del pianista Hank Jones e del trombettista e flicornista Thad Jones, Elvin Jones è considerato uno dei batteristi di maggiore impatto nell'era del post-bop. Una tecnica straordinaria, un gusto teatrale per le pause drammatiche (in cui è avvertibile la lezione di Art Blakey) ed una capacità non comune nell'evocare (senza mai ricorrere a semplici "imitazioni") le percussioni africane ed afro-cubane, Jones era l'uomo giusto per John Coltrane: già dai tempi di "My Favorite Things" aveva dato un contributo fondamentale al quartetto del sassofonista, ed i successivi album (sempre in quartetto, come "A Love Supreme", o in ensemble allargati come l'apocalittico "Ascension!") lo vedono come elemento imprescindibile quanto indimenticabile. Dopo l'esperienza con Coltrane, Jones ha guidato le proprie band così come ha continuato a dare il proprio contributo in registrazioni celeberrime, tra cui "Speak No Evil" di Wayne Shorter, "The Real McCoy" di McCoy Tyner e, anche, "Songs of Innocence and Experience" del poeta beat Allen Ginsberg.